Rinascimento in Alta Valle del Tevere

Nel corso del Rinascimento l’Alta Valle del Tevere, crocevia fra territori diversi, divenne meta di artisti provenienti dalle diverse parti d’Italia.
A Città di Castello Palazzo Vitelli alla Cannoniera, sede della Pinacoteca comunale, è stato splendidamente affrescato intorno alla metà del Cinquecento per volere di Alessandro Vitelli da Cristofano Gherardi da Sansepolcro e da Cola dell’Amatrice, con l’intervento di Vasari. La galleria civica conserva poi opere di Spinello Aretino, Antonio Vivarini, Lorenzo Ghiberti, Domenico Ghirlandaio, Andrea Della Robbia, Raffaellino del Colle, Pomarancio e Santi di Tito, nonché il magnifico Martirio di san Sebastiano di Luca Signorelli e una delle prime opere di Raffaello Sanzio, il Gonfalone della Santissima Trinità.
Anche il Museo del Duomo custodisce opere testimoni della vitalità artistica che nei secoli ha contraddistinto la città, come la Madonna col Bambino e san Giovannino del Pintoricchio, databile all’ultimo decennio del Quattrocento, un Crocifisso attribuito a Nero Alberti da Sansepolcro e il Cristo in Gloria di Rosso Fiorentino (1528-1530). Del sistema museale ecclesiastico fa parte anche l’Oratorio di San Crescentino di Morra, frazione di Città di Castello, con affreschi di Luca Signorelli e scuola (1504-1507 ca.).

Percorso Vitelli

I membri della famiglia Vitelli furono i promotori del rinnovamento in senso rinascimentale di Città di Castello. A questa famiglia di abili politici, capitani di ventura e uomini di chiesa si devono, oltre al Palazzo della Cannoniera, almeno altri tre grandi palazzi: il Palazzo in piazza o all’Abbondanza, nell’antica piazza dei Vitelli, ora piazza Matteotti, terminato nel 1545 da Alessandro Vitelli, il Palazzo a San Giacomo, nel quartiere omonimo, ora sede della Biblioteca comunale e commissionato da Vitello Vitelli e Angela Rossi di San Secondo Parmense, che lo aveva sposato in prime nozze, e Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, voluto alla metà del Cinquecento da Paolo e Chiappino Vitelli, capitani di ventura e collaboratori rispettivamente dei Medici e dei Farnese. Alla committenza Vitelli sono legati anche edifici fuori dal centro storico come la Villa di Garavelle, ora sede del Museo malacologico Malakos.

Le chiese tifernati

Il percorso continua tra le chiese cittadine come la Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio che porta i segni del rinnovamento cinquecentesco promosso soprattutto dalla famiglia Vitelli. Vale la pena soffermarsi presso le chiese di San Domenico e San Francesco, dove un tempo erano conservate opere di Signorelli e Raffaello, e oggi sono ancora visibili i quattrocenteschi affreschi di Antonio Alberti da Ferrara, nella prima, e l’Incoronazione della Vergine di Giorgio Vasari (1563), nella seconda. Un’ulteriore tappa può essere il santuario della Madonna delle Grazie, dov’è conservata la tavola datata e firmata di Giovanni da Piamonte, allievo di Piero della Francesca (1456).

Proseguendo verso nord a San Giustino si trova il Castello Bufalini, un raro esempio di dimora storica signorile pressoché integra, che conserva parte dei suoi arredi, l’archivio di famiglia e l’antico giardino. L’edificio, nato come fortilizio difensivo al confine tra lo stato della chiesa e la Repubblica Fiorentina, venne trasformato nel Cinquecento dall’abate Ventura Bufalini e del fratello Giulio in un palazzo nobiliare: il progetto architettonico venne affidato a Nanni Ongaro, della cerchia dei Sangallo, e gli affreschi a Cristofano Gherardi da Sansepolcro.

A Monte Santa Maria Tiberina, la visita al Palazzo Museo Bourbon del Monte e alla cappella di famiglia nella pieve di Santa Maria Assunta permette di conoscere la storia dei Bourbon del Monte, una famiglia che in età moderna ha dominato i rapporti istituzionali e politici dell’Italia centrale, intesa come Toscana, Umbria e Marche- con il Gran Ducato di Toscana e lo Stato della Chiesa.